Oishinbo – un manga sulla cucina giapponese

Il Giappone è il paese dei fumetti, anzi dei manga, e oltre alle più classiche storie di robot, supereroi, maghe e fate, vi sono manga su ogni argomento dello scibile umano. Manga sulla storia, sullo sport, sulla vita in azienda, sulle scienze, diventano a volte, incredibilmente, dei veri e propri best seller.
In questo variegato panorama non poteva certo mancare un manga tutto dedicato alla cucina giapponese.

Oishinbo

Il titolo della serie è Oishinbo (美味しんぼ), una parola che non esiste nel vocabolario giapponese e che deriva dall’unione del termine “oishii“, buono, delizioso, e “Kuishinbo” (食いしん坊), ghiottone, golosone, e che potrebbe essere verosimilmente tradotto con il termine “buongustaio”.
La storia e i testi sono scritti da Tetsu Kariya, un fisico specializzato in meccanica quantistica che a un certo punto della sua vita decide di dedicarsi completamente alla sua passione: i manga e la cucina. Le immagini sono invece di Akira Hanasaki.

oishinbo manga cucina giapponese

Il fumetto viene pubblicato dalla casa editrice Shogakukan (小学館) sulla rivista Big Comic Spirt (ビッグコミックスピリッツ) a partire dal 1983 e in seguito le varie puntate vengono raccolte in volumi monotematici.
Il tratto dei disegni è quello tipico di un certo stile giapponese, sintetico ed essenziale per quello che riguarda la rappresentazione dei personaggi, e che contrasta invece con la grande ricchezza di dettagli e verosimiglianza con cui sono disegnati gli ingredienti, i piatti, le preparazioni e gli attrezzi da cucina.
Oishinbo è considerato un long seller dei manga giapponesi. Ciascun volume della raccolta ha venduto più di un milione di copie per un totale per la serie di circa cento milioni di copie!
Sfortunatamente la serie non è mai stata tradotta e pubblicata in Italia.

La storia

Il protagonista della storia è Shiro Yamaoka, critico gastronomico della redazione del giornale Tosei, ombroso e trasandato come i detective privati dei vecchi polizieschi. Gli viene affiancata la giovane e solare giornalista Yuko Kurita. Insieme hanno il compito di stilare “il menu definitivo” per le celebrazioni del centenario della fondazione del giornale per cui lavorano.
Storia dopo storia, i due improbabili colleghi tra cui lentamente nasce una malcelata attrazione, si troveranno a viaggiare per tutto il Giappone, tra ristoranti, aziende agricole, artigiani e pescatori, alla ricerca dei piatti e dei prodotti più tradizionali, originali e raffinati, tutti spiegati con precisione minuziosa e quasi maniacale.
Si viene quindi a scoprire la travagliata storia di Shiro Yamaoka, e del conflitto con il padre, Kaihara Yuzan, celebrato artista e famoso gourmet al quale il figlio rimprovera il carattere egoistico e duro al limite del sadismo, rimasto inflessibile anche in occasione della triste fine della madre di Shiro. Scopriamo quindi che Shiro si è ribellato al padre padrone, andandosene di casa dopo aver distrutto l’inestimabile collezione di ceramiche del genitore.

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Le strade del padre e del figlio continuano però a incrociarsi storia dopo storia, in una continua sfida di carattere e di conoscenza culinaria e gastronomica in cui padre e figlio cercano, ognuno a proprio modo, di dimostrare all’altro chi ne sa di più. A volte è l’approccio intellettuale di Shiro al cibo ad avere la meglio, altre è l’esperienza del padre a mettere all’angolo Shiro.
Il conflitto psicologico tra padre e figlio è uno dei temi principali del manga, usato spesso come spunto per poter raccontare nei dettagli storia e preparazione dei vari piatti. Ad esempio, in un episodio, il padre di Shiro umilia fino alle lacrime il cuoco di un ristorante continuando a mandare indietro un brodo di pesce e costringendolo a rifarlo fino a quando non sia come lui lo pretende. Shiro interverrà di nascosto spiegando al cuoco, minuziosamente e quasi scientificamente, come realizzare un brodo perfetto.

La cucina giapponese

Nel corso delle puntate ogni minimo aspetto della cucina giapponese viene trattato e approfondito: la tecnica di utilizzo dei coltelli, la preparazione di sushi e sashimi, l’uso delle bacchette, la preparazione della salsa di soia, la cerimonia del te, il galateo nipponico.

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La storia a volte risulta quasi secondaria e funzionale alla presentazione di un particolare prodotto o ricetta giapponese.
La struttura di ogni puntata è spesso costruita allo stesso modo. Nell’introduzione un amico, un conoscente o un qualche personaggio che per qualsiasi motivo entra in contatto coi protagonisti del fumetto presenta un particolare piatto, ristorante o prodotto come eccellente, famoso, rinomato. Ci si rende in realtà conto che questo particolare prodotto non è originale, di alta qualità o particolarmente buono. Yamaoka ne spiega in dettaglio il perché e mostra a tutti dove si possa gustare l’originale, spesso in piccoli ristoranti in vicoletti sperduti conosciuti solo dai buongustai più esperti, o dove si possano trovare i prodotti migliori, magari in piccole cittadine di pescatori o remoti villaggi di montagna. Molto spesso i ristoranti che compaiono nel fumetto sono ristoranti reali, e il manga è stato spesso usato come vera e propria guida culinaria, determinando non di rado il successo di un locale.

Oishiiii!!!

Una delle cose che colpiscono chi abbia un po’ di conoscenza della cultura e della lingua giapponese e sia in grado di leggere questo fumetto in lingua originale è il fatto che quando i personaggi alla fine gustano il piatto perfetto o il prodotto più prelibato non utilizzano quasi mai la parola “oishii” per definirne la bontà.
Chi abbia avuto occasione di vedere uno dei numerosissimi programmi di cucina trasmessi dalla televisione nipponica, anche senza capire molto di lingua giapponese, avrà sicuramente notato come quando il piatto pronto viene servito ai vip di turno che presenziano, invitabilmente l’esclamazione sarà “oishii“, ossia buono, squittito e allungato indefinitamente se chi assaggia è una delle numerose versioni nipponiche delle nostre vallette e veline: “oishiiiiiiiii“.
Nel manga oishinbo invece il termine oishii è usato li meno possibile. Chi assaggia il piatto protagonista della puntata si dilunga in giudizi più articolati: “è incredibilmente succosa, il sapore si espande uniformemente in bocca” sarà il commento per una bistecca cotta al punto giusto, o “questa consistenza e questa elasticità sono di una bontà incomparabile” dirà la Kurita per commentare la perfertta preparazione di un sashimi, e cos’ via.

Il Giappone del boom economico

Un’altra cosa che può soprendere chi si avvicini oggi a questo manga pubblicato per la prima volta agli inizi degli anni ’80 è la grande opulenza che caratterizza le situazioni raffigurate. I protagonisti si muovono con grande facilità e senza badare a spese da un angolo all’altro del Giappone per andare a prendere i prodotti migliori e raffinati. Da Tokyo prendono aerei diretti alle campagne di Nagasaki per trovare la carne di manzo migliore, volano sulle coste meridionali del Kyushu per prendere qualche litro del miglior aceto di canna da zucchero. O si trovano a cena a casa del direttore di una grande azienda che nell’immensa sala da pranzo si è fatto costruire una vasca a vista dove tiene i pesci vivi pronti per essere da lui stesso sfilettati e serviti ai suoi invitati. In un’altra puntata i protagonisti si confrontano con un clochard che è anche un raffinatissimo gourmet in quanto assiduo frequentatore dei reparti gastronomia dei grandi department store giapponesi dove ai clienti vengono proposti assaggi gratuiti delle migliori e più raffinate specialità gastronomiche.

oishinbo manga cucina giapponese

Al di là della finzione della costruzione narrativa, Oishinbo nasce e viene pubblicato in un particolare momento della storia del Giappone. Gli anni ’80 rappresentano infatti il momento di ipertrofica espansione economica che a posteriori verrà poi definita “la bolla“, in cui per un attimo si credette che il Giappone sarebbe potuto diventare la prima economia del mondo. Un periodo di grande fermento, in cui salari, prezzi e possibilità sembravano non avere limite. Un periodo che ancora oggi ha lasciato nell’immaginario occidentale un’idea di Giappone come paese carissimo e inavvicinabile e di grandi contrasti pure molto ben rappresentati nel manga: i ristoranti patinati all’ultimo piano dei grattacieli di Tokyo e le bettole nei vicoletti dei quartieri tradizionali, le case dei presidenti delle multinazionali e i villaggi di pescatori della costa occidentale del Mar del Giappone, gli chef-superstar con le loro preparazioni estrose e i cuochi tradizionalisti dei ryotei.
Nel’attuale Giappone dell’austerity, uscito ammaccato dalle crisi economiche succedutesi ciclicamente dalla fine degli anni ’80 ad oggi, quel tipo di atmosfere e comportamenti ritratti nel manga sarebbero impensabili e ancor più irrealistici. Visti invece con la distanza spazio-temporale che lo seprano da noi sono un bel ritratto di un’epoca oramai lontana.

L’eredità di Oshinbo

Lo strepitoso successo che la serie ha avuto nel corso degli anni e che continua tuttora ad avere hanno fatto sì che molti artisti di manga e case editrici abbiano cercato di proporre opere che riuscissero a collocarsi nella sua scia. Sono così nati numerosi manga con tema gastronomico e culinario. Shota no sushi ad esempio è un manga interamente dedicato al mondo del sushi, Shin Sommelier – Shun no Wine è invece un manga tutto dedicato al mondo del vino e dei sommellier.

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