Hokkaido – Verona

Un nuovo ristorante che ha aperto da non molto a Verona. La gestione è cinese e cinesi sono i cuochi e le simpatiche e abbastanza efficienti cameriere.L’ambiente al solito stiloso, scuro e lucido. In fondo al locale c’è una stanzetta foderata in legno chiaro con horikotatsu, in verità all’apparenza del tutto simile a quelle che si trovano in molti ristoranti e isakaya giapponesi in Giappone. La differenza che qui per accedervi si sale sul parquet con le scarpe. All’inizio proprio per la rassomiglianza con un vero locale giapponese faccio fatica a salirvi senza togliermi le calzature e sono preso come da un blocco psicologico. Poi una signora giapponese che è tra i miei commensali che sono arrivati prima di me mi dice di non preoccuparmi, che anche a lei ha fatto lo stesso effetto ma che non ci si pu fare niente. E saliamoci con le scarpe allora.
Il menu contempla una certa varietà, e sembrerebbe non riportare grossissimi errori.Ordiniamo yaki-soba, insalata con salmone alla griglia, yasai-tempura, go-han, tonno tataki, temaki-zushi, degli spaghetti fritti di cui non ricordo il nome.Da bere del lugana. Lo so è triste ma non sono io a ordinare e lascio fare.
Lo yaki-soba non è eccelso ma è buono, e vale di per se’ la serata, sapore corretto. Anche l’insalata con il salmone grigliato e secco non è male. Non l’ho mai vista in Giappone ma sembra plausibile. Il tonno tataki ha un aspetto serio se non fosse per la nuta che lo accompagna e che non centra niente con la ricetta così come il solito sesamo che tendono a mettere un po’ ovunque. Si vede che fa tanto “giapponese”. Tempura mediocre, soprattutto per il renkon che è chiaramente uscito da una di quelle lattine che si vedono nei negozi di cineserie alimentari. La pastella e la frittura non riescono a coprirne il sentore acidulo da salamoia.
Go-han, ahimé, di riso aromatico a chicco lungo…
Il temaki non l’ho assaggiato ma già il fatto che lo servano su uno strano trespolo simile al portacornetto delle gelaterie (vedi foto) non è un buon segno.
Un’altra commensale prende degli spaghetti fritti che sanno tanto, troppo, di cucina cinese.
Sul finale la cameriera ci chiede se vogliamo del dessert. Le chiediamo cosa sia il Torayaki che vediamo riportato sul menù. Lei, preparata, ci spiega che è un dolce fatto con due fette tonde di pan di spagna con dentro marmellata di fagioli rossi. “Ahhh dorayaki” facciamo noi all’unisono. “No, TO-RA-YA-KI” ci corregge lei risoluta e anche un po’ risentita. Vorrei spiegarle tutta la storia di DO-RA-E-MON ecc. ma lascio perdere ed evito di ordinare il suo “torayaki”.

Il ristorante Hokkaido di Verona è il solito ristorante a gestione cinese, carino, con una discreta atmosfera ma che di vera cucina giapponese non ha molto. Lo yaki-soba è vero, era buono, ma il resto delle pietanze sono la solita fusione di sapori e presentazioni genericamente asiatiche e nomi giapponesi sventolati un po’ a caso. E resta sempre da capire se questo tipo di cucina, ahimé, molto comune in molti ristoranti di questo tipo, sia dovuta a un adattamento dei cuochi a ciò che il cliente medio di una città di provincia vuole, o sia una libera interpretazione degli chef che poco sanno della vera cucina nipponica. 5

Hokkaido
via Città di Nimes, 10
Verona

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