Kobe – Verona

Il ristorante Kobe a Verona è l’ennesimo ristorante giapponese a gestione totalmente cinese aperto sulla scia del successo che la ristorazione nipponica sta avendo. In realtà dovremmo parlare di ristorazione simil-nipponica o pseudo-giapponese.
A questo punto incominciano perfino a venirci i dubbi se continuare a scrivere e pubblicare queste recensioni abbia ancora un senso. C’è davvero poco da dire se non sparare a zero su un tipo di ristorazione che altro non è che la sbiadita imitazione dell’originale, ne’ più ne’ meno delle imitazioni delle borsette di marca Made in China che si vendono sulle bancarelle dei nostri mercatini.
Magari è anche divertente criticare e leggere critiche feroci, ma sicuramente d’ora in poi staremo più attenti a cercare di segnalare ristoranti in cui veramente valga la pena di recarsi per gustare la vera cucina giapponese, e non solo perché c’è scritto “ristorante giapponese” sull’insegna.
Certo che, dopo aver mangiato al Kobe di Verona, sorgono spontanee alcune riflessioni.
Da un lato viene da chiedersi come mai, nonostante gli ampi spazi di mercato che ha la cucina giapponese, non vi sia alcun imprenditore disposto ad investire in un ristorante giapponese di qualità nelle ricche città di provincia italiane (a Roma e Milano è già diverso), assoldando cuochi preparati, lavorando sulle materie prime e sulle preparazioni autentiche. Spesso si ha la sensazione che i gestori investano di più nell’arredamento e nell’atmosfera del locale che in quello che vi si mangia. Il che è ahimé sintomatico dell’approccio che l’avventore medio ha a questo tipo di ristoranti.
Dall’altro lato viene da domandarsi come mai i cinesi non abbiano la volontà di arrischiarsi a proporre un ristorante di cucina cinese di qualità anche a costo di alzare un po’ i prezzi rispetto alle cifre che ora come ora, per quanto sono basse, inducono spesso a temere per la vera origine di ciò che si ha nel piatto. Con la grande eco che sulla scia dei successi economici anche la cultura cinese sta avendo in occidente, non è da escludere che potrebbero tornare ad aumentare le persone incuriosite dalla cucina cinese se solo gliela si proponesse in un certo modo e con una certa garanzia di qualità.

Comunque, lasciando perdere le divagazioni, torniamo al nostro ristorante Kobe.
Questa volta davvero non si è badato a spese con l’arredamento. Entrati dal relativamente piccolo ingresso ci si ritrova in una fin troppo ampia e lunga sala arredata con stile moderno e piuttosto raffinato. Decisamente non la solita pacchianeria etnica.
Lo staff è numeroso, ed è tutto cinese. Salutano tutti cortesi, camerieri, cuochi, assitenti. Proprio come nei ristoranti in Giappone.
Sedutici al tavolo ci viene portato un o-shibori profumato e un entrée di…. fette di pane fritto!!!!
Il menu, con vistosissimi errori di ortografia, sia in italiano che nella traslitterazione giapponese riporta una varietà mista e abbastanza arruffata di piatti giapponesi vari e di piatti coreani. Accanto al sushi la carne alla griglia, accanto ai soba il bibimba coreano e così via. Decidiamo di ordinare un po’ di cose a caso tanto per farci un’idea sui vari piatti proposti:

  • Tori karage
  • Spiedini di manzo
  • Sushi maki
  • Udon al sugo di manzo
  • Bibimba
  • Tris di carne di Kobe barbeque

Il tori karage sono pezzi di pollo, impanati in fecola e fritti. E’ un tipico piatto di cucina casalinga o popolare giapponese, piuttosto semplice e gustoso. La sua caratteristica è data dal fatto che i pezzi di pollo dovrebbero essere abbastanza grossi in modo che, sebbene l’esterno risulti ben brunito e croccante, l’interno invece rimanga morbido e succoso. In questo caso però ci troviamo di fronte a una specie di chicken mac nugget di Mac Donald, probabilmente fatto di polpa di pollo frullata e fritta a polpette. Ha una strana consistenza spugnosa. E’ servito con una sorta di salsa teriyaki o più semplicemente salsa barbeque con salsa di soia che forse è la cosa più buona della preparazione.
Gli spiedini di manzo sono buoni ma di giapponese hanno gran poco. Si sente un sentore di spezie che ricorda molto certi piatti indiani. Sopra sono spolverati di semi di sesamo, altro condimento immancabile dei ristoranti pseudo-giapponesi.
Con il sushi maki raggiungiamo l’immangiabilità. E’ un doppio maki, nel senso che attorno a un maki normale, vi è un altro strato di riso. All’interno vi sono pezzi malassortiti di pesci vari tagliati a casaccio (sospetto siano i soliti avanzi della sfilettatura). Il riso esterno è ricoperto di quelle che sembrano piccole uova di pesce tipo tobi-ko ma dal colore verde chiaro. Provo a mangiarne un paio da sole per cercare di capire di cosa si tratti. La consistenza è più o meno quella del tobi-ko, ma sopra un vago sentore salmastro proprio delle uova di pesce si sente sapore di te’ verde. Mi rifiuto di approfondire di cosa si tratti. Mangio un solo pezzo di maki e il resto lo lascio ai miei commensali.
L’udon con salsa di manzo (una specie di ragù), servito in una fondina invece che nella più adeguata ciotola, ha invece un sentore di spezie proprie della cucina cinese. Non è male anche se non propriamente giapponese.
Il bibimba è buono anche se la nostra esperienza è solo di bibimba preparati in ristoranti coreani in Giappone e non abbiamo quindi un metro di paragone originale.
Il tris di carne di Kobe non è male, e mi fa venire un po’ di nostalgia per certi ristoranti yaki niku di Tsuruhashi a Osaka. Il tavolo ha infatti un’apertura centrale dove un bruciatore a gas permette di arrostirci a piacere le, non molte in verità, fettine di carne. Saranno una decina di piccole fettine circolari. Il sapore della carne è discreto, ma decisamente la carne non è di Kobe. Mi domando addiritura non si configurino gli estremi per una frode alimentare. Non so se la dicitura “carne di Kobe” rientri sotto un qualche tipo di tutela del marchio come sono certe nostre dop. E se anche vi rientrasse in Giappone, questa avesse poi valore legale anche in Italia.
Resta il fatto che la carne che ci hanno servito al ristorante Kobe, non è di Kobe. Non lo è perché, per quanto certo più venata di grasso di quanto non siano le stoppose bistecche nostrane, è assai lontana dall’impressionante marezzatura tipica della vera carne di Kobe che la rende una volta cotte, morbida come burro. E non lo è per il prezzo. 23 euro sono decisamente troppo poco anche per la non certo non abbondante porzione che ci è stata portata.

Nel complesso, per provare l’esperienza dello yaki-niku direttamente al tavolo in stile giapponese, una serata al Kobe potrebbe risultare piacevole e la carne, per quanto non di Kobe, è comunque buona. Per il resto, la cucina giapponese che vi abbiamo provato è difficilmente giudicabile secondo uno standard di autenticità.
Ci alziamo comunque sazi per un conto complessivo di circa 100 euro in 3.
Voto: 4/5

Kobe
C.so Porta Nuova 101
37122 Verona
tel. 0458030722

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