La Scrittura Giapponese

Quello della lingua giapponese è forse il sistema di scrittura più complicato al mondo. Assieme all’intricata struttura concettuale e grammaticale delle forme onorifiche è il maggiore ostacolo che si deve affrontare quando si studia questa lingua. E anche in questo caso, è così difficile da padroneggiare da mettere in difficoltà i giapponesi stessi.

Scrittura Cinese Vs Scrittura Giapponese

scrittura cinese vs scrittura giapponese

A prima vista cinese e giapponese sembrano scritti allo stesso modo. Chi non conosce le due lingue ritiene che sia proprio così. Ed è vero e falso al tempo stesso.
Gli ideogrammi giapponesi sono gli stessi che si usano in Cina (a parte qualche differenza nel modo di scriverli).
Se però guardate con grande attenzione i due testi sopra, noterete che nel secondo c’è una maggior varietà di segni. Alcuni sono più complessi, altri più semplici e tra quest’ultimi alcuni sono tondeggianti, altri più spigolosi. Compaiono anche parole scritte in lettere latine e numeri arabi.

Il Cinese

Il sistema di scrittura cinese basato su ideogrammi è uno dei più antichi al mondo, oggetto di dibattito tra gli storici se abbia avuto origine prima o dopo la scrittura cuneiforme della Mesopotamia, non senza risvolti politico-propagandistici.
Si dice che i caratteri siano 40/50.000, anche se quelli più frequentemente usati nella lingua corrente sono alcune migliaia.
Il cinese è così intimamente connesso al suo sistema di scrittura da far ipotizzare che la lingua parlata si sia evoluta nel tempo per meglio adattarsi l’una all’altro.
La struttura attuale del cinese è basata sul concetto di 1-1-1-1. Un ideogramma, una sillaba, una pronuncia, un significato. La lingua cinese non ha declinazioni, coniugazioni, plurale, singolare, e qualsiasi altro elemento grammaticale che possa modificare una parola. Una parola è dunque un elemento immutabile della frase, come una pietra dura in una collana, costituito da una sola sillaba. Posso aggiungere altre pietre/parole, di colore e forme diverse per modificare l’aspetto/significato complessivo della collana/frase, ma la singola pietra/parola è una e immutabile. Un concetto, una sillaba, una pronuncia, un ideogramma.

Il Giapponese

I caratteri cinesi furono introdotti nell’arcipelago nipponico con i testi buddhisti tra il VI e l’VIII secolo d.C. Per molto secoli il cinese fu la lingua scritta del Giappone, utilizzato da una ristrettissima élite culturale di scribi e monaci per redigere testi sacri e documenti ufficiali. In giapponese gli ideogrammi si chiamano kanji (漢字), che significa proprio “caratteri cinesi”.
Cinese e giapponese sono però diversissimi, non appartengono nemmeno allo stesso ceppo linguistico.

Quando si decise di incominciare a usare i caratteri cinesi per scrivere il Giapponese iniziarono i problemi. A differenza del cinese il giapponese è una lingua flessiva. Le parole hanno una parte fissa e una parte che cambia. Anche l’italiano è una lingua flessiva. Il verbo ha una radice che rimane inalterata e una desinenza che muta a seconda del tempo, della persona, del numero, ecc. Ad esempio il verbo AMARE ha una radice AM e una desinenza che cambia a seconda della coniugazione:

  • io AM-O
  • tu AM-I
  • lui AM-A
  • ecc.

Come si fa ad adattare un sistema di scrittura nato per una lingua che non ha parti variabili a una che invece ne ha? Le prime soluzioni furono così complicate da ricordare dei giochi enigmistici.
Proviamo a immaginare come potremmo fare noi a tradurre con solo immagini le prime tre persone della coniugazione del verbo AMARE:

coniugazione prime tre persone del verbo amare scritta per immagini

Mentre in una lingua non flessiva l’immagine del cuore si legge sempre “AMARE”, in una lingua flessiva come l’italiano devo leggerla ogni volta in modo diverso (AMO, AMI, AMA), anche se è raffigurata dalla stessa immagine di un cuore.

La Scrittura Giapponese Fonetica: Hiragana

Le cose iniziarono a “migliorare” attorno al IX secolo quando alla scrittura puramente ideografica venne affiancata una scrittura fonetica derivata da alcuni caratteri semplificati della scrittura corsiva cinese.

hiragana, la scrittura giapponese fonetica
Tavola dei caratteri hiragana che mostra l’evoluzione a partire dall’ideogramma originario cinese, passando per la sua forma corsiva, fino ad arrivare al carattere in rosso attualmente in uso in giapponese.

Questo sistema di scrittura si chiama hiragana. I suoi 46 segni sono privi di significato ma vengono usati per rappresentare un suono, esattamente come le nostre lettere. Gli elementi dell’hiragana rappresentano principalmente sillabe.
L’uso di caratteri per il solo valore fonetico non è del tutto estraneo alla lingua cinese dove viene utilizzato per alcuni elementi puramente grammaticali o per trascrivere nomi e parole straniere.
Scrivere in hiragana era molto più facile e veloce che scrivere con gli ideogrammi. I nuovi caratteri si diffusero tra le élite nobiliari, usati soprattutto dalle donne. Nell’XI secolo Murasaki Shikibu, dama della corte imperiale, usando soltanto caratteri hiragana scrisse il Genji monogatari, romanzo fondante della letteratura giapponese.

Scrittura Mista

Gli ideogrammi però rimasero in uso. Vedremo a breve perché. Ma si capì che combinando entrambe le scritture si sarebbe riusciti ad adattare meglio i caratteri cinesi al funzionamento della lingua giapponese. Si venne a creare perciò un sistema misto in cui la radice delle parole si scrive con un ideogramma mentre la desinenza variabile si scrive in hiragana.
Restando all’esempio italiano, la coniugazione del verbo AMARE diventerebbe così:

coniugazione prime tre persone del verbo amare scritta per immagini e lettere

Lingua e Progresso

Il giapponese però dal cinese non prese solo il sistema di scrittura.
Mentre gli abitanti dell’arcipelalgo nipponico erano ancora all’età della pietra, in Cina fioriva una civiltà avanzatissima. Coltivavano il riso, tessevano, lavoravano i metalli, scrivevano.
Dal continente arrivarono quindi tecnologia, utensili mai visti prima, piante e tecniche di coltivazione, filosofia e religione. Tutte cose per le quali la lingua autoctona giapponese non aveva parole per definirle. Oggetti e concetti vennero quindi chiamati con il loro nome cinese. Un po’ come avvenne per il greco antico nella civiltà romana, per il latino nel resto d’Europa, e per l’inglese oggi nel mondo occidentale.

Una Doppia Lingua

Come se le cose non fossero già abbastanza complicate questo aumentò ancora la complessità della scrittura.
Per capirlo meglio ricorrerò ancora una volta a un esempio con l’Italiano.
Anche se non ce ne rendiamo conto, quando parliamo usiamo molte parole che derivano dal greco antico (e anche da altre lingue). Ad esempio le parole MICROSCOPIO e TELESCOPIO derivano dal verbo greco skopéō, che significa osservare, mīkrós che significa piccolo, tèle che significa lontano. Quindi letteralmente microscopio significa osservare il piccolo e telescopio osservare in lontananza. Adesso immaginiamo di scrivere queste parole utilizzando immagini. Potrebbe venir fuori qualcosa di questo genere:

parole composte italiane scritte per immagini

Userò però il simbolo degli occhi anche per rappresentare la radice del verbo OSSERVARE, e scriverò invece la desinenza variabile in lettere, in questo caso “ARE” della forma infinita.
Quando il simbolo degli occhi compare assieme a una mano che indica “piccolo” o alla freccia che indica “lontano” si pronuncerà SCOPIO, quando è unito alla desinenza in lettere si pronuncerà OSSERV-.

Kun-yomi Vs On-Yomi

Nella lingua giapponese funziona esattamente così. Lo stesso ideogramma, a seconda dei casi, si può leggere con la pronuncia di derivazione autoctona detta kun-yomi, oppure con quella di derivazione cinese detta on-yomi.

Kun-yomi

Un ideogramma può avere più di una lettura kun-yomi poiché in molti casi si usò lo stesso carattere per rappresentare parole autoctone diverse ma che erano concettualmente simili.

sistema misto per scrivere i verbi italiani in immagini

È come se in Italiano usassimo lo stesso simbolo dei due occhi per scrivere:

  • 1. OSSERVARE
  • 2. GUARDARE
  • 3. VEDERE

Decideremo come leggere il simbolo a seconda della desinenza in lettere o del contesto in cui si trova la parola. Se vi state preoccupando del fatto che OSSERVARE e GUARDARE si scrivono esattamente nello stesso modo e potrebbero quindi creare confusione sappiate che nella lingua giapponese non mancano casi come questo.

On-yomi

Nuove tecnologie, concetti e ideogrammi non arrivarono in Giappone tutti dallo stesso luogo. Alcuni arrivarono dal nord del continente o tramite la Corea, altri arrivarono da sud. La Cina, lo sappiamo, è un paese immenso, in cui si parlano molte lingue diverse, come mandarino e cantonese. La scrittura è però la stessa.
Inoltre gli ideogrammi non vennero introdotti tutti allo stesso tempo. Il processo durò alcuni secoli nei quali il cinese stesso mutò.
Nella scrittura giapponese quindi il medesimo ideogramma ha letture on-yomi diverse poiché le parole di cui è parte furono introdotte in epoche e da regioni diverse, e quindi con pronunce diverse. Di solito si limitano a due, ma possono essere di più.

Per comprendere meglio le implicazioni si può fare un esempio estremo con un ideogramma molto utilizzato: 生.
Letture e significati di questo ideogramma sono moltissimi, tutti legati al concetto di nascita, crescita, vita.

PRONUNCIASIGNIFICATO
生きるIkiruVivere
生かすIkasuLasciar vivere
生け花IKEbanaL’arte giapponese della composizione floreale.
生むUmuDeporre (uova), far nascere, partorire
生まれるUmareruNascere
NamaCrudo
生やすHayasuFar crescere
生えるHaeruCrescere, spuntare (piante, peli, corna, ecc.)
生うOuCrescere (di erba e piante)
KiPuro (non diluito)
InochiVita
生ぶUbuInnocente, non sofisticato
生すMusuCrescere (di muschio, erba, ecc.)
生すNasuFormare, diventare
生るNaruFruttificare
埴生HaNYUArgillaia (letteralmente luogo dove nasce l’argilla)
先生SenSEIMaestro
生滅SHOUmetsuVita e morte

18 diversi modi di scrivere lo stesso ideogramma. È vero che ho volutamente scelto un esempio estremo, e che alcune forme sono arcaiche e utilizzate pochissimo, ma resta comunque un record.

Ateji: Invenzioni

Come se le cose non fossero già abbastanza complesse ci si mette un altro fenomeno della lingua giapponese a rendere tutto ancora più complicato.
Può succedere che, per particolari ragioni, si decida di scrivere una parola con ideogrammi scelti arbitrariamente, senza che abbiano uno specifico legame etimologico o fonetico con la parola a cui si assegnano. Di fatto si dà agli ideogrammi un significato o una lettura inventata. Capita spesso con i nomi propri, ma ci sono esempi anche per parole di uso comune. Il caso più celebre è proprio quello della parola SUSHI: 寿司.

La Scrittura Giapponese per le Parole Straniere: Katakana

Speravate fosse finita qua?
C’è un ultimo capitolo nel racconto del complicatissimo sistema di scrittura giapponese.
Oltre all’hiragana c’è un ulteriore sistema di scrittura fonetico. Il numero dei suoni e dei segni è del tutto identico alla tabella hiragana, ma i caratteri katakana si scrivono diversamente. Sono tratti da porzioni di ideogrammi (la parte in rosso del primo carattere di ogni serie) e appaiono più spigolosi dei tondeggianti segni hiragana.

katakana la scrittura giapponese per scrivere le parole straniere

Il loro utilizzo ha avuto varie vicissitudini e oggi vengono utilizzati correntemente per scrivere la pronuncia delle parole straniere, i nomi di piante e animali di cui esiste un ideogramma ma è troppo complicato o arcaico, oppure per dare enfasi al discorso, come quando noi usiamo il grassetto o lo stampatello.

Ricaptitoliamo

Il sistema di scrittura giapponese è costituito da:

  • Circa 3.000 ideogrammi cinesi di uso corrente per la parte fissa delle parole.
  • Un insieme di una cinquantina di caratteri fonetici hiragana per la parte variabile delle parole.
  • Altrettanti caratteri fonetici katakana usati per i nomi stranieri, nomi di animali e piante.
  • L’alfabeto occidentale che può essere usato per le parole straniere scritte nella loro forma originale.

Sembra complicato?
Lo è.

Vi chiedete se i giapponesi abbiano mai pensato di semplificare le cose?
Effettivamente proposte di questo tipo in qualche momento ci sono state.
A parte forti resistenze per ragioni storiche e culturali, passare a una scrittura puramente fonetica potrebbe creare più problemi di quelli che risolverebbe. Tra le moltissime parole di origine cinese della lingua giapponese ci sono moltissimi omofoni, cioè parole di significato diverso ma con la stessa pronuncia (in Italiano ad esempio parole come àncora e ancòra oppure pésca e pèsca). Gli ideogrammi sono di grande aiuto nell’evitare la confusione e permettere di capire di quale parola si stia parlando. Per lo stesso motivo anche il cinese, sebbene sia stato semplificato, rimane un sistema di scrittura ideografico.

State pensando di iniziare a studiare giapponese? Vi ho demoralizzato o motivato ancora di più a intraprendere questa sfida? Fatecelo sapere nei commenti.

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